Corona virus in italia: emozioni e sentimenti

Questo virus ci ha reso tutti più simili entra dalla porta di tutti passa tra gli alti vertici e i più bassi strati sociali, ci accomuna, accende in noi le nostre angosce più profonde , di morte, di separazione dai nostri cari; attiva purtroppo comportamenti scorretti che nella maggioranza dei casi sono dettati dall'angoscia  che guida l'azione e che spegne quel barlume di razionalità e coerenza che andrebbe invece in questi casi perseguito.

Questo tempo in casa, questo tempo non economico, ci permette di entrare in contatto profondo con le nostre paure: tutto ciò che possiamo associare alla parola morte, contagio; ci riporta all'impotenza umana, all'impossibilità di poter prevedere e controllare la separazione dai nostri cari. Cosi la regola, l'obbligo imposto di doversi fermare, da un certo punto di vista non ci impone altro che il dover rallentare per il bene comune quei ritmi frenetici che impediscono spesso di sentire quanto sia superficiale  la nostra vita, quanto sia priva di etica o cosi scarsamente risuonante di valori comunitari e se è vero che non ci si può più stringere la mano qualcuno oggi riguarda con occhi diversi il proprio compagno,  il proprio figlio, pensando che questo miracolo dell'amore può finire da un momento dall'altro !
Si perché la cosa che ci spaventa di più è che finisca l'amore , o che finisca quando non sia mai iniziato o che finisca troppo presto. Il tempo non economico ci impone di stare con noi stessi di fare i conti con le priorità.

Qualcuno deve ammettere a se stesso che neanche l'angoscia più totale attiva le persone per il bene ma anzi ne accentua i difetti e non ne sminuisce affatto la violenza fisica o verbale, l' incapacità ad amare  anzi il terribile nemico invisibile ci pone davanti lo specchio dei nostri limiti, delle nostre e altrui  brutture, e mentre ammettiamo le nostre paure e attiviamo un pensiero riflessivo per i più fortunati   mentre io stesso scrivo, penso alla sofferenza fisica e mentale che sta vivendo Bergamo, Milano, la Lombardia ....colpiti cosi duramente  per chi malato  non può più respirare, penso il dolore della perdita del corpo, il dolore per aver contagiato, il senso di colpa e al corpo inerme invaso dall'estraneo e invisibile nemico incontrollabile che ci lascia soli a morire lontani dai nostri cari, lontani dalle rassicurazioni.

Quando tutto sara passato qualcuno scrive di non dimenticare, ma quello che farà l'uomo per la maggior parte sarà di gettare lentamente tutto "questo" nell'oblio e nel sintomo per rincominciare la sua corsa spasmodica verso l'accumulo, il fare, il non pensare. ..... come dei robot riprenderemo le nostre vite e dimenticheremo finché un giorno qualcuno o qualcosa lo risveglierà in noi....



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