Il disturbo del bambino e la terapia familiare.

Nel corso del mio lavoro di psicoterapeuta con l'adulto ho ascoltato tante storie e mi sono sempre più convinta di quanto sia fondamentale il sistema della famiglia nel sano sviluppo del bambino.
In questo senso sono convinta che non esista terapia migliore per i disagi di un bambino che non sia una terapia familiare.
Il disturbo del bambino è sempre un disturbo della famiglia e sono i genitori che se ne devono prendere la responsabilità della cura. 
In una terapia familiare il bambino può manifestare i suoi bisogni sono forme diverse, una prima forma per esprimere il bisogno è il sintomo. Ebbene si quando per una serie di vicissitudini non si trovano altri canali per esprimere ciò di cui ho bisogno si fa strada un sintomo tra i più disparati (aggressività, insonnia, dermatite, pianto inconsolabile, anoressia o bulimia ecc...) .
Il sintomo se trova un altra forma di espressione più sana non solo scompare ma lascia il posto a un rimaneggiamento della modalità relazionale familiare. 
Ad esempio ci sono famiglie che non esprimono emozioni sono molto razionali tendono a pensare sempre al fare, piuttosto che hai vissuti e ai sentimenti non trovano mai il tempo e lo spazio per condividere tra i propri familiare le emozioni; come piangere, ridere insieme. Altre famiglie al contrario sono molto ansiose e gli appartenenti scambiano le proprie ansie l'uno con gli altri credendo di essere molto  emotivi si amalgamo e scambiano emotività in modo confuso e indistinto, dove il noi familiare piuttosto che un appartenenza segna una marmellata di individualità.


La terapia di elezione del bambino è pertanto a mio avviso la terapia familiare dove lo psicoterapeuta non si sostituisce ai genitori bensì permette a questi di tirare fuori risorse e svilupparne delle nuove per essere la guida del loro bambino. 
A mio avviso non è possibile operare terapia individuale su di un bambino perché vorrebbe dire mortificare ancora di più il ruolo genitoriale e le competenze anche se a volte poche ma comunque in possesso dei genitori. Anche perché il ruolo del terapeuta è sempre delimitato nel tempo non è un genitore affidatario, arriverà comunque il momento in cui dovrà terminare la terapia e se il terapeuta non avrà coinvolto le risorse che il bambino ha intorno a se (genitori, nonni, zii, ecc) troverà solo a ripetere un drastico abbandono confermano al bambino che per lui non esiste possibilità diversa e frammentando ulteriormente una interiorizzazione positiva dell'esperienza genitoriale.

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