17 maggio 2016

Parliamo di depressioni, tristezza e malinconia.

Non sempre la vita ci regala momenti positivi, a volte anche senza apparenti motivi razionali gravi o comunque che giustificano l'intensità delle nostre emozioni possiamo trovarci o scoprirci depressi, emozioni di sfiducia, paura, impossibilita' di affidarci. Ci sentiamo soli impossibilitati a contare su quelle che prima ci sembravano risorse. 
Se siamo fortunati a volte troviamo parole di conforto, altre volte nulla ci conforta. Dopo qualche giorno passa e ritorniamo alla vita normale. Ci sono persone che vivono queste oscillazioni con intensità pazzesche e altre meno. Altre ancora si trovano perennemente afflitte da uno stato d'animo malinconico e depresso allontanandosi dalle relazioni. 

Parliamo di depressioni, tristezza e malinconia. 

La depressione fa pensare ad un bisogno di nutrimento profondo, come se un lattante dopo urla e strazi si sia bloccato in un' espressione catatonica scoraggiato dal fatto che la mamma non sia arrivata a dargli il nutrimento sperato.
Altre depressioni parlano di sfiducia, mancanza di  stima e  rispetto che la persona avverte dal mondo esterno. Altre parlano di  lutti e separazioni mai elaborate. 

Personalmente credo nel potere ripartivo e curativo della relazione terapeutica. 
Un alleanza e sostegno profondo puo' portare a nutrire  la persona riparando quel senso di vuoto e solitudine che avverte, ripercorrendo la storia di vita ed eventi specifici e dolorosi. 

Comunemente quasi in tutte le situazioni cliniche si trovano sentimenti depressivi, e anche al di fuori delle stanze di terapia e' molto comune incontrare  questi stati d' animo, ma avete mai visto cosa succede  spesso quando si cerca di comunicare queste emozioni all'esterno? Gli altri cercano parole di conforto, nuove interpretazioni della realtà, altre vie d' uscita e poco dopo sentendosi impotenti finiscono per incolpare la persona depressa. 

E' molto difficile fare i conti e accogliere emozioni depressive, quasi  tutti psicologi e terapeuti compresi cerchiamo di evitarle. Ad esempio ci  riempiamo di cose da  fare, oppure ci  anestetizziamo nell'abbondanza di alcol, droghe, internet, lavoro.
A braccetto con la depressione corre l' impotenza quella data dalla mortalità dell' essere umano che fatica ad accettare la propria vulnerabilità.
Ogni giorno siamo a contatto con la nostra vulnerabilità: perdiamo pezzi di noi, persone care, amici, invecchiamo infine moriamo, e tenere tutto questo a stretto contatto con parti vitali, sembra molto difficile farlo senza doverci proteggere dal dolore e preferiamo quindi rilegarlo al di fuori della nostra esistenza evitandolo, senza invece pensarlo come parte integrante del ciclo della vita. 

Dott.ssa Silvia Rotondi 
Ricevo presso Roma prati, Roma corso Trieste, Balsorano AQ, Colleferro RM. 
3382672692

1 commento:

Unknown ha detto...

Grazie per questo articolo, sono d' accordo con tutto ciò che è stato esposto. Lo dico con cognizione, quella che scaturisce dalle esperienze di vita personali e quella dettata dalle esperienze di lavoro, dato che mi occupo, come Assistente, della cura e dei servizi della famiglia e per la famiglia. Un caro saluto alla Dottoressa.
Alessandra Iammartino