29 maggio 2016

Dott.ssa Silvia Rotondi psicologa: Problemi della coppia

Dott.ssa Silvia Rotondi psicologa: Problemi della coppia: Una coppia generalemente si rivolge allo psicologo per problematiche che ricadono nelle seguenti aree: separazioni/ divorzi, crisi coniuga...

24 maggio 2016

Gruppi dipendenza affettiva Roma 


Oggi giorno si assiste a una gradissima presenza di rapporti basati sulla dipendenza affettiva, come professionista mi piace usare questa terminologia per capirci subito tra persone, ma spesso ho riflettuto su come ogni relazione caratterizzata da affetto si misura con una buona dosa di dipendenza dall'altro. In sostanza quando parliamo di reale dipendenza affettiva ? Semplice quando la riconosciamo, quando non ci sta piu' bene la relazione, quando ci rendiamo conto che vorremmo cambiare partner ma non ci riusciamo, oppure scegliamo sempre la stessa  tipologia sentendoci in trappola.


Solitamente chi si riconosce in un dipendente affettivo riconosce anche con estrema facilita' i tratti del proprio partner che potremmo definirli in predominanza narcisistici e che il  dipendente rinforza giocandosi all'interno della relazione le parti piu' fragili e bambine di richieste affettive e così facendo invece che avvicinarsi all'altro  accresce il "potere" di questo.
La relazione di dipendenza si basa sul potere di uno sull'altro. 
Il dipendente si sente sopraffatto perché non riesce a far emergere aspetti piu' maturi, a volte ha paura del partner si sente controllato, minacciato e giudicato.

I gruppi raccolgono persone che hanno vissuto, o spesso stanno vivendo emozioni similari. Si entra a far parte di un gruppo dopo un preliminare colloquio diagnostico. 
Il gruppo diventa un importante strumento terapeutico per la crescita della persona, un gruppo così formato puo' accogliere anche un nuovo membro in itinere ed ha lo scopo di misurarsi sui sentimenti di appartenenza, separazione, dipendenza, simbiosi e individuazione.

Il gruppo rappresenterà una sorta di famiglia simbolica dove il conduttore assumerà il ruolo di " genitore" . 
I compagni di viaggio saranno una sorta di specchio con cui la persona imparerà a riconoscersi parti e tratti caratteriali per poi utilizzarli al meglio e con consapevolezza nelle relazioni. 

Ogni membro esprimerà e racconterà aspetti di se intimi secondo i propri tempi, di conseguenza il rispetto della privacy sarà un obbligo per tutti così come il rispetto della cadenza degli incontri.

La cadenza e' quindicinale e la durata dipende dalla numerosità del gruppo.

Il termine del gruppo e' naturale quindi rispetterà tempi e fasi maturative del gruppo stesso .

Il conduttore aiuterà i componenti a tirare fuori aspetti e vissuti nella propria famiglia d' origine che vengono a ripetersi in modo inconsapevole nelle relazioni basate sulla dipendenza affettiva. 

Al termine del lavoro di gruppo ognuno si sarà addentrato emotivamente in se stesso nel profondo, rintracciando i propri ruoli e funzioni familiari che tende a riprodurre nella vita, inoltre avrà modo di poter esprimere altri aspetti del Se',  di costruirne dei nuovi grazie al rispecchiamento reciproco. 
Avrà interiorizzato dei compagni di viaggio e un sistema che possa essere ripartivo e a volte esplorativo di quello familiare. Quando il  gruppo raggiunge un buon grado di sviluppo maturità e fiducia per ciascun componente secondo le necessita'  si potranno fare delle convocazioni familiari o per chi lo vorrà. 
Il gruppo sarà teso allo sviluppo di una dipendenza sana in cui ognuno puo' giocare tanti aspetti di se senza dover avere una funzione specifica che lo imprigiona in ruoli di dipendenza. 

Cocostruzione  e rispetto saranno i compagni di viaggio.

  

17 maggio 2016

Parliamo di depressioni, tristezza e malinconia.

Non sempre la vita ci regala momenti positivi, a volte anche senza apparenti motivi razionali gravi o comunque che giustificano l'intensità delle nostre emozioni possiamo trovarci o scoprirci depressi, emozioni di sfiducia, paura, impossibilita' di affidarci. Ci sentiamo soli impossibilitati a contare su quelle che prima ci sembravano risorse. 
Se siamo fortunati a volte troviamo parole di conforto, altre volte nulla ci conforta. Dopo qualche giorno passa e ritorniamo alla vita normale. Ci sono persone che vivono queste oscillazioni con intensità pazzesche e altre meno. Altre ancora si trovano perennemente afflitte da uno stato d'animo malinconico e depresso allontanandosi dalle relazioni. 

Parliamo di depressioni, tristezza e malinconia. 

La depressione fa pensare ad un bisogno di nutrimento profondo, come se un lattante dopo urla e strazi si sia bloccato in un' espressione catatonica scoraggiato dal fatto che la mamma non sia arrivata a dargli il nutrimento sperato.
Altre depressioni parlano di sfiducia, mancanza di  stima e  rispetto che la persona avverte dal mondo esterno. Altre parlano di  lutti e separazioni mai elaborate. 

Personalmente credo nel potere ripartivo e curativo della relazione terapeutica. 
Un alleanza e sostegno profondo puo' portare a nutrire  la persona riparando quel senso di vuoto e solitudine che avverte, ripercorrendo la storia di vita ed eventi specifici e dolorosi. 

Comunemente quasi in tutte le situazioni cliniche si trovano sentimenti depressivi, e anche al di fuori delle stanze di terapia e' molto comune incontrare  questi stati d' animo, ma avete mai visto cosa succede  spesso quando si cerca di comunicare queste emozioni all'esterno? Gli altri cercano parole di conforto, nuove interpretazioni della realtà, altre vie d' uscita e poco dopo sentendosi impotenti finiscono per incolpare la persona depressa. 

E' molto difficile fare i conti e accogliere emozioni depressive, quasi  tutti psicologi e terapeuti compresi cerchiamo di evitarle. Ad esempio ci  riempiamo di cose da  fare, oppure ci  anestetizziamo nell'abbondanza di alcol, droghe, internet, lavoro.
A braccetto con la depressione corre l' impotenza quella data dalla mortalità dell' essere umano che fatica ad accettare la propria vulnerabilità.
Ogni giorno siamo a contatto con la nostra vulnerabilità: perdiamo pezzi di noi, persone care, amici, invecchiamo infine moriamo, e tenere tutto questo a stretto contatto con parti vitali, sembra molto difficile farlo senza doverci proteggere dal dolore e preferiamo quindi rilegarlo al di fuori della nostra esistenza evitandolo, senza invece pensarlo come parte integrante del ciclo della vita. 

Dott.ssa Silvia Rotondi 
Ricevo presso Roma prati, Roma corso Trieste, Balsorano AQ, Colleferro RM. 
3382672692