8 dicembre 2013

Gruppi d' aiuto per l' elaborazione del lutto per la perdita di familiari suicidi


Cari lettori,
lo studio di psicologia, offre un servizio d' aiuto per le persone, che hanno perso un familiare che si è tolto la vita; un familiare suicida.

L' elaborazione del lutto è un processo difficile, lento che necessità la condivisione con le persone care, e con la propria famiglia.

Spesso la prima reazione delle famiglie che perdono un familiare per suicidio è quella di una glaciazione dell'emozioni; quando in una famiglia un membro si toglie la vita, qualcosa si frantuma per sempre, e quello che resta sono solo scheggie impazzite di domande che feriscono; prima fra tutte PERCHE' ?
Sentimenti di colpa, di aver fallito, di non aver fatto tutto il possibile, e che solo un piccolo e minimo gesto come una telefonata, un sms sarebbe bastato a cambiare l' esito degli eventi, sono i tasselli che costruiscono la nuova identità familiare, basata sulla colpa e sulla vergogna; la propria vita finisce verso un unico buco nero, quello dello stigma del suicidio.

Le persone esterne indicano : Quello è il fratello del ragazzo che si è suicidato; quelli sono i genitori della ragazza che si è tolta la vita; lui è il figlio del genitore suicida. Ma anche la stessa famiglia, non può lasciar andare il defunto cosi facilmente, preferisce accogliere l' infelicità espletando la colpa per il proprio fallimento; smettere di soffrire sembra "uccidere"  per la secoda volta il proprio familiare.


Perchè un gruppo di sconosciuti può aiutare ?

Nei gruppi d' aiuto si incontrano persone che stanno soffrendo le medesime pene; il gruppo viene guidato da uno psicologo. Il gruppo permette di sperimentare un contesto che diventa familiare e intimo, di sostegno e conforto. Un luogo in cui sperimentare che la condivisione del dolore e' possibile. A volte e' necessario attraversarlo velocemente, intensamente, per poi guardarsi indietro e riprenderlo a piccole dosi, piano piano nel corso della vita.

Gli obiettivi che si perseguono all' interno dei gruppi d' aiuto per elaborazione del lutto, sono:

- dar voce a quelle che sono le immagini ricorrenti della morte, anche quando non si è assistito direttamente.

- uscire dall' isolamento

- condividere gli interrogativi rimasti irrisolti

- trovare i modi e le strategie migliori, con cui condividere il dolore entro il gruppo, per poi esportarle all'interno della propria famiglia

- elaborazione del senso di colpa che accompagna generalmente i familiari delle persone che si sono suicidate

- gestire le informazioni e i messaggi d'addio che il defunto può avere o non avere lasciato


Dott.ssa Silvia Rotondi
Per comunicazioni e informazioni psicologiche chiamare
338-2672692 

studio psicologia - psicoterapia 
Corso Trieste Roma - Sant'Agnese Roma
Roma Prati centro 
Balsorano / Sora 
Colleferro 



leggi anche: La morte come processo di guarigione


I gruppi si svolgono ogni 15 giorni e hanno la durata di un ora al costo di 20 euro per partecipante. 

Si svolgono nella sede di Basorano il Venerdi
nella sede di Roma il Lunedi
e nella sede  di Colleferro il Mercoledi

orario pomeridiamo

4 dicembre 2013

Convenzioni: guardia di finanza, polizia di stato, assomedico


Per i dipendenti della Guardia di Finanza, Polizia di Stato e i soci di Assomedico è possibile accedere ai servizi con delle riduzioni sui costi secondo le convenzioni stipulate

E' possibile prenotare un primo incontro gratuito presso le sedi di -Balsorano (AQ) - Roma - Colleferro (RM)

CONVENZIONE GUARDIA DI FINANZA
Aderisco al protocollo d’intesa sottoscritto in data 18 maggio 2009 tra il Comando Generale della Guardia di Finanza ed il Consiglio Nazionale degli Psicologi per proporre un'offerta organica e qualificata di prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche ai militari in servizio e in congedo e ai loro familiari, promuovendo così la cultura del benessere e lo sviluppo della qualità della vita in ambito militare.
Lo scopo è rafforzare le attività di assistenza e protezione sociale realizzate dalla Guardia di Finanza.

Leggi il protocollo d'Intesa >>
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CONVENZIONE ASSOMEDICO
Aderisco al protocollo d’intesa sottoscritto in data 23 giugno 2011 tra Assomedico e ed il Consiglio Nazionale degli Psicologi per offrire prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche ai soci di AssoMedico e ai loro familiari.
Lo scopo è garantire un supporto psicologico qualificato grazie a cui i soci possano gestire lo stress e le problematiche derivati dalla propria attività professionale, e i loro familiari possano affrontare lo stress connesso all'attività del socio qualora questo abbia un impatto negativo anche sul nucleo familiare.
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CONVENZIONE POLIZIA DI STATO
Aderisco al protocollo d’intesa sottoscritto in data 12 luglio 2012 tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale di Sanità ed il Consiglio Nazionale degli Psicologi per proporre un'offerta organica e qualificata di prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche ai militari in servizio e in congedo e ai loro familiari, promuovendo così la cultura del benessere e lo sviluppo della qualità della vita in ambito militare.
Lo scopo è rafforzare le attività di assistenza e protezione sociale realizzate dalla Polizia di Stato.


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Dott.ssa Silvia Rotondi
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12 novembre 2013

Dare un volto agli attacchi di panico

 



“Mi sento morire…mi manca l’aria…il cuore batte all’impazzata, ho paura di perdere il controllo”.

Queste sono le prime sensazioni che la persona sperimenta.

Nell'attacco di panico a diventare  invalidante è la paura di aver paura, per la quale la persona tende ad evitare tutti i mezzi, luoghi e persone che potrebbero provocargli un attacco.

Generalmente l' attacco di panico si manifesta quando la persona si sente costretto in una certa situazione come la metropolitana,  la macchina, l’aereo, oppure in ambienti aperti in cui non ci si sente al sicuro.

 All' inizio evitare queste situazioni sembra funzionare, poi però quando ci si rende conto che si è limitata la propria vita e che diventano impossibili incontri lavorativi, sociali ecc.. si cerca un primo aiuto psicologico, spesso farmaceutico. L' aiuto farmaceutico, si rivela inefficace, difatti la persona che cerca di sconfiggere la paura diventa  preda dell' ossessione di questa, e il solo farmaco non riesce a riabilitarlo alla vita che conduceva prima che gli attacchi insorgessero.



re  chi ha gli attacchi di panico ?
  
attacchi di panicoChi soffre di attacchi di panico  tende a mostrarci il suo lato forte, ci racconta che nella sua vita non ha mai avuto paura. Ma che da quando ha gli attacchi non esce più come prima, e che si trova in una situazione completamente nuova.
Generalmente l' attacco di panico è il risultato complesso della somatizzazione di un conflitto, impensabile. La persona infatti, non riesce a pensare emozioni e pensieri, sembra che la sua mente galleggi sempre sopra l' emotività, e gli unici pensieri ridondanti diventano quelli legati agli attacchi di panico.
Il lavoro terapeutico aiuta la persona a dialogare con le proprie paure, trovando significati e connessioni, stando nel proprio corpo e mostrandoci quanto possa esserci amico avendoci allerto che qualcosa non andava.
Quando il cliente richiede l’aiuto dello psicologo, tende a non dire, a non esplicitare i bisogni, i motivi e le finalità più autentiche della sua richiesta. Tali aree sottaciute trovano allora proprio nel corpo il loro veicolo di comunicazione privilegiato (Andolfi, 2003).
L' ansia sembra un' emozione indefinita, tanto che è  stata considerata la madre di tutte le emozioni; ad esempio se pensiamo ad eventi piacevoli o spiacevoli possiamo generalmente trovare come preludio a questi: uno stato d' ansia, una speciale tensione emotiva in vista di un evento, che ancora non abbiamo definito e che solo il tempo ci permetterà di inquadrarlo.
 Altre volte, sembra proprio che l' ansia ci serva a tenere lontano una definizione più precisa di quello che pensiamo e sentiamo, in quanto definirlo e definirci vorrebbe dire cambiare, perdere qualcosa, agire in un certo senso.
Pensate ad un bambino, sa questo guidare? andare in luoghi affollati senza sentirsi sperso? prenotarsi visite mediche ed andarci da solo?
La risposta è NO non lo sa fare, sono i genitori che lo accompagnano in questo sviluppo graduale della sua autonomia.

Spesso chi soffre di attacchi di panico sperimenta in età adulta, questo sentirsi improvvisamente bambini, impacciati, e impossibilitati a compiere i gesti più normali.
Compito dello psicologo è prendere per mano questo bambino ed accompagnarlo verso quelle che sono le sue paure dandogli un nome, guardandole, solo cosi attraverso le parole e il loro potente potere di creare significati storia e legami, si costruirà una base sicura interiore alla persona da cui quel bambino impaurito potrà sganciarsi.

Nel fare questo ricordo a tutti  che " niente è mai perso per sempre " anche se si cambia possiamo sempre ritrovare, in forme diverse  i nostri luoghi cari, i modi di essere .
Pensiamo alla nostra stessa crescita: se siamo qui a leggere vuol dire che nessuno ha più 5 anni; ebbene ve li ricordate ? qual' era il vostro piatto preferito ? e cos'è che oggi vi avvicina a quel bambino di 5 anni che siete stato ? 

Qualcuno, lo sentirà molto lontano, altri più vicino e risuonante; ma se solo fossimo abituati ad avere accesso alla nostra parte più fragile e bambina nella nostra quotidianità, a non metterla sempre in un angolo buio e remoto della nostra mente; allora quel bambino avrebbe la possibilità di esistere con noi, nella nostra avventura che si chiama vita e accompagnarci in mille modi diversi. Perché senza di quel bambino siamo noi adulti a sentirci soli.


Dott.ssa Silvia Rotondi
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Ma di cosa soff

23 ottobre 2013

Mi è passata la voglia di vivere: "La depressione".


 Si guarisce da una sofferenza solo a condizione di sperimentarla pienamente.(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)    


A ciascuno di noi e' capitato di vivere momenti nella vita depressivi, questo può succedere a seguito  di specifici  eventi stressanti, o nei grandi periodi storici di crisi economica: proprio come in questo periodo! Non e' raro, infatti, incontrare persone che fanno i conti quotidiani con scarsi guadagni e bisogni crescenti. E quando dalla sottrazione ricavi - (meno) bisogni , il risultato è negativo, non può che diventarlo anche il nostro stato d' animo.

Quando ci sentiamo depressi: non abbiamo nessuna voglia di risolvere i nostri problemi, spesso abbiamo tentato per lungo tempo di reagirvi,  non trovando soddisfazione, e siamo giunti ad un periodo di stallo, pesantezza e stanchezza fisica e mentale, in cui, anche, compiere il piu' semplice gesto, che prima svolgevamo quotidianamente ci diventa insostenibile. Cucinare, lavare i piatti, andare a lavoro, nulla più ci gratifica.
 La routine quotidiana non colma i nostri bisogni. Nonostante gli sforzi e sacrifici continuiamo a sentirci vuoti e bisognosi, spesso ricerchiamo affetto dai familiari.
A gravare sul nostro stato d' animo pesano i bilanci di una vita e le valutazioni  dei compagni/  che ci siamo scelti/e e che invece di risolvere i nostri problemi, vanno a costituire il nostro dramma attuale, spesso la riattualizzazione di una passato doloroso che pensavamo aver scacciato.

Quando ci troviamo in questo stato da diversi mesi e' necessario richiedere l' aiuto di uno psicologo. Questo potrà non solo accogliere il nostro dolore, ma anche offrirci il contesto necessario, per riparare vecchie ferite. L' aiuto dello psicologo puo' avere la sua validità, solo se ci si impegna in una reciproca relazione di fiducia, con una cadenza periodica degli incontri (che stabilirà il professionista) , per un periodo di tempo che può variare da persona a persona.
                                                          

  Dott.ssa Silvia Rotondi
via Panaro 11 Roma ( Corso Trieste - Piazza Istria  Roma)
338-2672692                   


9 settembre 2013

EVENTO GRATUITO: L' infertilità femminile. Principali cause e trattamenti


Lunedi' 14 Ottobre 0re 17,30-19,30
Presso L’ Associazione Psicologia Insieme Onlus
Per partecipare all’ evento  è necessario prenotarsi compilando il forum sul sito
Recapiti tel. 06.64012707
 Via Morgagni 22 Roma (fermata B Policlinico)


Evento in collaborazione con L'Associazione Fertilità onlus:


·        L'infertilità femminile. Principali cause e trattamenti a cura della dr.ssa Silvia Rotondi 
Verrà inoltre offerta ai partecipanti la
possibilità di prenotare una valutazione sia dello stress d' infertilità che dell' ansia di stato attraverso l' utilizzo del F.P.I (The Fertility Problem Inventory) di Cristopher R. Newton e collaboratori, e la versione italiana dello S.T.A.I. (Inventario per Ansia di Stato e di Tratto), Forma Y.



Tutte le attività proposte sono a titolo gratuito. Necessaria prenotazione
www.psicologiainsieme.it


3 maggio 2013

Qualche utile consiglio per migliorare la gestione del tempo alla nascita del primo figlio.


Da sempre uno degli elementi di difficoltà nella vita di un adulto che diventa genitore e' quello  acquisire una nuova organizzazione del tempo. Questi cambiamenti riguardano sia la gestione delle attività solitamente, condotte individualmente, che quelle in coppia.


La presenza di un nuovo essere piccolo e bisognoso di cure, ci costringe a riflettere sul tempo di cure da dedicargli. La nascita di un figlio comporta che gli spazi per la coppia e per se stessi vengano ridotti, se infatti dobbiamo prenderci cura del pargolo, da qualche altra parte dobbiamo sottrarre tempo da destinare ai giochi, alle cure e  al maternage.

Questi riassestamenti possono portare litigi e addirittura rotture all'interno della coppia, quando i coniugi non trovano dei buoni compromessi.

Ad esempio può succedere che sia uno, e nella maggior parte dei casi è la donna, a dover rinunciare all'attività' lavorativa, e tempo personale; se puoi a questo, si aggiunge la scarsa cura da parte dell'uomo, verso il proprio figlio: accuse e recriminazioni reciproche, possono avvenire all'ordine del giorno. 

Rinunciare a passioni, interessi, sport, ecc.. colpevolizzando il proprio partner senza una riflessione su quanto siamo stati partecipi in questa cattiva gestione del tempo non porta da nessuna parte.  

Spesso capita di sentire donne lamentarsi del proprio marito e di quanto si coinvolga poco nell’ educazione del proprio figlio;  donne che poi però sopprimono ogni minimo intervento accusandolo di inadeguatezza. Certamente ci sono uomini scansafatiche, che delegano alle propri mogli tutti gli impegni familiari e genitoriali; ma anche donne che assumono rigidamente ruoli accuditivi ed educativi, rinunciando ai propri spazi individuali, per poi lamentarsene. 

I contesti culturali sono importanti per significare azioni individuali e di coppia; difatti,  non bisogna dimenticare che proveniamo da una cultura in cui è sempre stata la donna a dedicarsi alla casa e alla crescita dei figli, mentre l’uomo portava il sostento economico;  solo negli ultimi tempi si sta rivalutando il ruolo educativo del  padre.

In questo campo, almeno due sono le linee guida da seguire per le giovani coppie, che si trovano in questa delicata fase del ciclo vitale e alle prese con una nuova gestione del tempo.

Innanzitutto, i coniugi dovrebbero misurate  quanto tempo trascorrono in un attivita', può essere utile trascriverlo su un foglio e verificare successivamente le discriminanze di tempo che ci sono tra padre e madre nel dedicarsi al proprio figlio. Dopo aver fatto questo occorre discuterne e vedere quanto si è soddisfatti degli equilibri in corso, e valutare eventuali modifiche. Ricordiamo che l’ obiettivo dei coniugi non sarà quello di dividersi in maniera uguale i tempi, ma piuttosto di raggiungere un equilibrio soddisfacente per entrambi avendo cura di lasciarsi  tempo individuale e per la coppia in cui è escluso il figlio.

Questo post partecipa al blogstorming
http://genitoricrescono.com/tema-mese-tempo/

Dott.ssa Silvia Rotondi 
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12 marzo 2013

Diventare mamma a 40 anni


È da un po’ di tempo che come professionista e come donna mi interrogo sul sapore della maternità a 40 anni; il nostro bagaglio culturale ci ricorda di come generazioni non troppo lontane da noi hanno partorito bambini in un età che oggi definiremo precoce, se non adolescenziale. Riuscite ad immaginare un  adolescente tipico dei nostri giorni crescere un figlio ? Se il ritratto che abbiamo è quello di giovani impegnati nella cura  e realizzazione di se stessi (lavoro, interessi, formazione ecc),  difficilmente riusciamo ad immaginarci, un piccolo pargolo tra le loro braccia. Certo a volte questo accade, ma quasi sempre si tratta, di “incidenti” di percorso; a parte questi casi, le mamme di oggi si caratterizzano per avere un età decisamente più avanzata. Sicuramente nel corso del tempo è cambiato il ruolo della donna che sgobbava e faticava tra le mura domestiche e nei campi; questa si è resa sempre più emancipata, raggiungendo contesti lavorativi, prima impensabili per una donna. Se è vero che  la donna ha acquisito una rinnovata plasticità, con cui spendersi in vari campi lavorativi, è altrettanto vero che  ci confrontiamo con un  meno plastico apparato fisiologico, che è rimasto pressoché inalterato nel tempo. Quindi a partire dalla comparsa della prima mestruazione intorno ai 12 -13 anni, al concepire un figlio oltre i 35 anni, trascorre un periodo in cui l’ apparato riproduttore invecchia, e questo aumenta la difficoltà, sia a rimanere incinta, sia a portare a successo una gravidanza senza problematiche. L’ aspetto biologico è un nodo  con il quale molte donne fanno i conti.
Sembrerebbe che la maternità costituisca, per la donna, un passaggio obbligato  con cui completare, il proprio percorso di vita. Sempre  più spesso la donna che decide di avere un figlio in tarda età, è quella che si è occupata a tempo pieno: prima della sua formazione, e poi della sua carriera, e che ha al suo fianco un compagno, parimente impegnato professionale. Queste donne hanno dedicato parte della propria giovinezza ad affermarsi, la loro motivazione era tutta orientata al settore lavorativo.
Troppo spesso si parla di condizioni sfavorevoli, nel procreare a 40 anni, ma  quali sono invece i vantaggi? visto che sempre più donne scelgono questa strada. Indubbiamente, concepire, quando si è arrivate ad una buona  soddisfazione professionale, costituisce un indubbio beneficio, non solo per il clima emotivo in cui viene a trovarsi la donna, che non è posta di fronte a grosse rinunce; ma anche perché in genere, questa è impiegata in funzioni lavorative, con contratti che le permettono di prendersi la maternità e di godersi pienamente il suo bambino; cosa che viene negata a molte giovani, che anzi spesso vengono licenziate dal lavoro, proprio in occasione della prima maternità. Inoltre, a 40 anni, si è più predisposte mentalmente al cambiamento, e si reagisce meglio alla perdita di controllo sul proprio corpo che la gravidanza comporta; questo perché la maturità ci porta a non essere più concentrate sul mantenimento di una forma fisica smagliante, come presupposto al salvaguardia della nostra autostima,  che invece viene a poggiarsi  soprattutto  su variabili interiori.

È vero che molte donne lamentano la stanchezza fisica con l’ avanzare dell’ età; ma credete davvero che un bambino non affatichi anche le più giovani ?

Per di più, a 40 anni le esperienze nella vita  hanno portato a soddisfare i  bisogni di bambine in modo che si è meno concentrati su se stessi e più predisposti all’ altro, e questo costituisce un’ ottima base su cui fondare il giusto attaccamento al proprio figlio.Con questo  aspetto sembra d’accordo anche una famosa attrice italiana Monica Bellucci che in un intervista fatta da  da You Magazine,  ha dichiarato “Non ero pronta per qualcosa di così incredibilmente importante, qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita per sempre. Penso che fosse perché sono figlia unica. Mi sentivo come una bambina sempre proiettata verso me stessa, non pronta a darmi. Quando poi è successo desideravo stare il più possibile con la bimba, l’ho allattata fino a che potevo. Poi ho avuto la fortuna di avere la seconda a 44 anni. Non l’abbiamo cercata, è stato naturale. La vita a volte è dura e occorre solo accettare le cose. Possono accadere come non. Non sta nelle nostre mani. Alcune cose accadono e non puoi cambiarle”.

In questa intervista Monica Bellucci, testimonia come la raggiunta maturità le ha consentito di diventare mamma a 39 anni in una più piena consapevolezza di se stessa, che non avrebbe mai avuto da  giovane. Quindi tanti e diversi sono i vantaggi, infine per tornare alla nostra domanda iniziale, su quale sia il sapore di avere un figlio a 40 anni, credo che potremmo rispondere che è come gustare il nostro cibo preferito senza sensi di colpa, senza rammarichi e avendo il tempo necessario per assaporarlo lentamente, e goderne le mille sfumature di sapore. Donne non solo svantaggi ma anche tanti vantaggi .

Inoltre, come psicologa credo fermamente che avere un atteggiamento positivo possa influenzare beneficamente anche il corso degli eventi, e quindi non ci resta che goderci ogni tempo e stagione della vita così come lo desideriamo.  

Dott.ssa Silvia Rotondi
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5 marzo 2013

L' infertilità nella coppia


L' infertilità nella coppia

Un approccio multidisciplinare all infertilità di  coppia


Il problema dell' infertilità di coppia è stato ampiamente studiato dal punto di vista fisiologico, ad oggi siamo giunti ad un parere piuttosto concorde tra i diversi professionisti della salute, circa l' utilità di utilizzare un approccio multidisciplinare che accosta ad interventi di Procreazione Medicalmente Assistita[ PMA ] il counseling  psicologico ( Attivita' di consulenza e sostegno centrata sulla coppia e/o persona).







Il ministero della salute, con il decreto del 11 aprile  definisce le linee guida in materia di procreazione medicalmente assistita;  in particolare in materia di consulenza psicologica  recita  quanto segue:


                         “L'attivita' di consulenza e' un processo di comunicazione, riconosciuto di grande beneficio, correlato ad ogni tipo di trattamento offerto.  Ogni centro di Procreazione Medicalmente Assistita  dovra' prevedere la possibilita' di consulenza alla coppia e la possibilita' di un supporto psicologico per la donna e le coppie che ne abbiano necessita'. L'attivita' di consulenza e di supporto psicologico deve essere resa accessibile, quindi, in tutte le fasi dell'approccio diagnostico terapeutico dell'infertilita' e, eventualmente, anche dopo che il processo di trattamento e' stato completato. Tutti i centri debbono garantire che la consulenza sia offerta ai soggetti prima di iniziare le singole procedure diagnostiche. In tale occasione alle coppie devono essere forniti gli elementi utili a maturare una accettazione consapevole della tecnica proposta.”



L’ importanza di offrire un servizio di consulenza psicologica ha come presupposto la concezione dell’integrazione  tra mente e corpo;  le teorie psicologiche indicano che l' apparato riproduttore può essere influenzato sia dello stile di vita della persona (alimentazione, esposizione ad agenti inquinanti, esposizione a stress, ecc..) che ad un livello più profondo e inconscio dai blocchi emotivi che ostacolano l'acquisizione del ruolo genitoriale.

Inoltre da un punto di vista sociologico diventare genitore ha valenze diverse per l' uomo e per la donna. Nella cultura italiana l' uomo che si appresta a diventare padre comunemente acquisisce una maggiore responsabilità nella gestione economica; questo vuol dire, per il futuro padre, sacrificare parte del proprio denaro nella cura del figlio e della compagna che talora per necessità economiche perde il lavoro.
Dall'altra parte la donna si avvia con la gravidanza a cambiamenti significativi tra cui: la trasformazione del proprio corpo, una diversa gestione del tempo e dello spazio, la necessità di conciliare ruoli diversi (donna, madre, compagna-moglie, lavoratrice, ecc) ed al doversi confrontare con una nuova espressione della femminilità e della sessualità che per certi versi si presenta, in questa  nuova stagione della  vita, del tutto diversa dalla fase precedente.

Principali fattori  psicologi che influenzano la funzione riproduttiva
La funzione riproduttiva dal punto di vista psicologico può essere influenzata  essenzialmente da tre fattori:
            - lo stile di attaccamento di ciascuno partner
            - fattori quotidiani  ripetuti o acuti recanti stress e ansia
            - blocchi  emotivo relazionali irrisolti
 Vediamoli in dettaglio.
 
Tipologia di attaccamento e acquisizione del ruolo genitoriale

Lo stile di attaccamento di una persona costituisce una specifica modalità di comportamento acquisita fin dalle primissime fasi di vita in base alle specifiche caratteristiche di accudimento sperimentante con il caregiver (la principale figura di accudimento del bambino). John Bolwby teorizza quattro tipi di attaccamento:  sicuro,  insicuro-ambivalente, insicuro-evitante e disorganizzato; tranne che per il primo tutti gli altri  si caratterizzano per la presenza di ansia nello stabilire una relazione significativa; e nello specifico l' attaccamento insicuro-evitante si caratterizza con una posizione di distanza non appena la relazione diventa significativa. Lo specifico stile di attaccamento di ciascuno dei membri della coppia può influenzare la stabilità  della relazione coniugale e la facilità ad acquisire o meno il ruolo di genitori.

Gli autori Zaira Donarelli, Gianluca Lo Coco, Salvatore Gullo, Angelo Marino, Andrea Volpes, and Adolfo Allegra nella ricerca scientifica “Are attachment dimensions associated with infertility-related stress in couples undergoing their first IVF treatment? A study on the individual and cross-partner effect” hanno dimostrato come siano  rilevanti gli stili di attaccamento in cui siano presenti comportamenti ansiosi ed evitanti e come questo possa  influenzare il benessere di persone sottoposte a IVF( in vitro fertilization) / ICSI (IntraCytoplasmic Sperm Injection). In particolare questo studio ha mostrato che la tipologia di attaccamento di un partner ha un effetto diretto sull'infertilità e sullo stress dell'altro partner. Difatti l' apparato riproduttore a fronte di un elevato livello di ansia e stress agisce in protezione dell'individuo impedendo alla coppia la procreazione .


Incidenza negativa  dei fattori stressanti nella procreazione
A testimonianza dell'importanza rivestita dallo stress sono interessanti anche le ricerche demografiche condotte sulla popolazione a fronte di guerre e carestie che dimostrano tangibilmente come agenti stressanti siano correlati con un decremento delle nascite.
Oppure pensiamo a quando un individuo anoressico o bulimico o comunque affetto da disturbi della sfera alimentare, diventi incapace di procreare; ad esempio nella donna anoressica questo si  evidenzia con la mancanza del ciclo mestruale. Questa incapacità a procreare costituisce un fattore di protezione naturale della specie;  difatti una gravidanza per una donna emaciata sarebbe fatale per se stessa e per il futuro bambino. Nonostante quest'ultimi  costituiscono degli esempi piuttosto evidenti di correlazione tra stress, ansia e infertilità non bisogna trascurare che anche nella vita  quotidiana possiamo sperimentare piccoli ma continuativi stress che ripetuti hanno la medesima valenza di uno stress intenso come ad esempio la mancanza di lavoro; questi eventi possono contribuire ugualmente ad un blocco del sistema produttivo, incidendo profondamente sulle funzioni riproduttive sia per la donne  che per l’uomo.

Blocchi emotivo- relazionali
Esistono inoltre persone che non riesco a staccarsi da eventi negativi passati, a volte si tratta di lutti mai elaborati e che costituiscono una ferita viva nella persona; altre volte ci troviamo di fronte a persone che hanno subito abusi e violenze fisico o mentali e che seppur appartenenti al passato possono bloccare la persona nell'acquisizione del nuovo ruolo genitoriale, svincolato da vecchi dolori.

Dott.ssa Silvia Rotondi
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