18 maggio 2012

La morte come processo di guarigione


Come può caratterizzarsi la morte un processo di guarigione ?  
Innanzitutto non voglio illudere il lettore che la morte sia qualcosa di cui si possa evitare il dolore che ne deriva. La morte di una persona cara è dolorosa e talora traumatica. La morte è un esperienza della vità con la quale tutti ci confrontiamo; nessuno può schivare la morte, nè di se stesso e nè dei propri cari e farci i conti è doloroso. Talora si tratta di un dolore lacerante che qualcuno preferisce seppellire nel profondo di se stesso. Ci sono morti atroci e nessuno, neanche il più bravo terapeuta può cambiare il modo in cui è avvenuta la morte, il momento, e la funzione/ruolo che la persona morta aveva per noi. Un buon terapeuta può solo accompagnarci in questo dolore, evitandoci di seppellirlo nel profondo, in modo da consentirci di continuare a vivere pienamente. E' quindi in questo senso, che la morte si colloca come processo di guarigione, nella sua buona elaborazione del lutto che ne consegue. Non elaborare una morte può portare a gravi problematiche che si riflettono non solo sulla singola persona, ma su tutta la famiglia di cui questa fa parte.  
Riflettiamo sulle seguenti parole scritte da un ragazzo che chiameremo Matteo e che perse una delle sue migliori amiche per suicidio: " mia piccola sorella amica, ho ancora il ricordo vivo di quello che fu, per me, il tuo ultimo sguardo, prima che compissi il gesto estremo; e dopo di te, ho impresse le grida e il silenzio di tua madre. Solo ora ti sogno bella e pura, cosi come tu sei sempre stata, venirmi a trovare ………ooh e come è forte sentirti nuovamente vicino e poterti accogliere dentro di me, nei miei ricordi, per me che non ho religione e speranze di un paradiso e che per lungo tempo ti ho perduto."
Le parole di Matteo fanno ben capire come un amica possa essere vissuta come una sorella e quindi che è importante il tipo di relazione che ci lega alla persona che perdiamo e non certo il grado di parentela. Matteo, inoltre, per lungo tempo ha letterarmente "perso" la persona e solo dopo un lungo processo di elaborazione del lutto , attraverso l' aiuto di una terapeuta, è riuscito a ritrovare la forza di accedere ai ricordi della sua amica. La persona defunta cosi interiorizzata e accessibile potrà essere presente nella vita di Matteo, senza peraltro paralizzarlo nella sua crescita. Inoltre le parole del ragazzo pongono in evidenza come i sistemi di credenze e valori e l' assenza o presenza di un credo religioso influiscano sull' elaborazione del lutto.
La morte fa paura e crescere e vivere dopo che abbiamo perso una persona cara ci fa sentire in colpa, non possiamo permetterci di provare felicità, di avere nuovi: compagni, mariti, figli, amici... perchè ci sembra di tradire chi abbiamo perso, è in questi casi che non riusciamo a "seppellire" il defunto e viviamo come se fosse ancora in vita negando la sua morte. Dobbiamo quindi avere la fermezza di ricordarci che morire è molto più che l' assenza fisica della vita, ma morire è negarci la felicità.

(Ode alla vita)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa Ì giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda
Dott.ssa Silvia Rotondi
via Panaro 11 Roma ( Corso Trieste - Piazza Istria  Roma)
338-2672692

2 commenti:

cristina ha detto...

Ciao Silvia!

Molto interessante il tuo post. Mi piace vedere queste cose e sopratutto perche ho visto come nella ultima parte della tua laurea ti se messa a fondo per essere oggi la persona che sei:)
Ti auguro il meglio!
un bacio (cris spgna)

Dott.ssa Silvia Rotondi ha detto...

Ti ringrazio Cristina,
e' un vero piacere leggerti
ed avere un tuo pensiero
Io auguro il meglio a te