4 marzo 2012

Vuoto interiore e dipendenza da sostanze


L' uso di droga spesso si accompagna ad un malessere esistenziale; il ragazzo o la ragazza che finisce per trovarsi coinvolto nell' uso di una sostanza come la cocaina, vive in una dimensione temporale paranormale; il tempo per queste persone sembra essersi fermato e dilatarsi in una dimensione infinita in cui sogni, desideri, e fantasie trovano spazio per diventare quasi reali. 



Spesso o quasi sempre questi sogni non corrispondono alla realtà vissuta che invece diventa sempre più deludente e che ferisce la persona rilegandola sempre di più in una dimensione di solitudine in cui le opportunità di contatto con le altre persone, familiari e amici perdono sempre di più la loro importanza e l' unico elemento interessante e indispensabile diventa la sostanza prediletta. Sostanza insostituibile per anestetizzare il grande dolore di una solitudine e vuoto interiori che però di fatto risultano incolmabili.


 Le persone coinvolte soffrono di una grande mancanza di affetto e contatto emotivo con i familiari più cari. Il loro vissuto è quello di un abbandono reale o vissuto da parte delle persone che più al mondo avrebbero dovuto proteggerli e accompagnarli nella loro 
crescita. 


Le separazioni e le perdite comuni alla vita di tutti noi, diventano per i dipendenti insopportabili, dolori lancinanti come parti smembrate e tagliate del proprio corpo. 


Talora il dipendente accompagna reali gesti autolesivi contro il proprio corpo alle perdite e lutti subiti. La persona che usa sostanze ha bisogno di sempre più denaro per pagare il prezzo della propria felice auto-distruzione, denaro che spesso si chiede alle proprie famiglie come mezzo simbolico di richiamo dell' attenzione su di se, sul proprio malessere, sul bisogno incolmabile di affetto. In altri casi le persone dipendenti da sostanze possono commettere furti, rapine fino a giungere a forme di detenzione carceraria. In quest' ultimo caso l' istituzione riesce a dare controllo e contenimento al ragazzo/a sostituendosi alla famiglia e alla società, ma purtroppo senza offrire una vera riabilitazione. Nei casi più gravi si giunge all' overdose, una forma di suicidio, unico modo per riempire il vuoto e alleviare le proprie pene.

Ho visto e conosciuto ragazzi perdersi e ritrovarsi, un aiuto in questi casi è necessario e spesso non è sufficiente il solo esperto psicologo o terapeuta ma si necessità di una comunità, spazio e luogo in cui crescere in armonia con l' ambiente e i propri compagni.

3 commenti:

rox ha detto...

Dottoressa Rotondi trovo il suo articolo oltre che interessante, esaustivo. sensibile e profondo.

Dott.ssa Silvia Rotondi ha detto...

Gentile Rox,
La ringrazio per il suo commento

Dott.ssa Silvia Rotondi ha detto...
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