28 dicembre 2012

L' infertilità nella coppia: un approccio multidisciplinare



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La coppia e l'infertilità


31 agosto 2012

Quando una storia d' amore finisce





















«L'amore non è un vestito già confezionato, 
ma stoffa da tagliare, preparare e cucire. 
Non è un appartamento "chiavi in mano", 
ma una casa da concepire, costruire, 
conservare e, spesso, riparare.»
(M. Quoist)

18 maggio 2012

La morte come processo di guarigione


Come può caratterizzarsi la morte un processo di guarigione ?  
Innanzitutto non voglio illudere il lettore che la morte sia qualcosa di cui si possa evitare il dolore che ne deriva. La morte di una persona cara è dolorosa e talora traumatica. La morte è un esperienza della vità con la quale tutti ci confrontiamo; nessuno può schivare la morte, nè di se stesso e nè dei propri cari e farci i conti è doloroso. Talora si tratta di un dolore lacerante che qualcuno preferisce seppellire nel profondo di se stesso. Ci sono morti atroci e nessuno, neanche il più bravo terapeuta può cambiare il modo in cui è avvenuta la morte, il momento, e la funzione/ruolo che la persona morta aveva per noi. Un buon terapeuta può solo accompagnarci in questo dolore, evitandoci di seppellirlo nel profondo, in modo da consentirci di continuare a vivere pienamente. E' quindi in questo senso, che la morte si colloca come processo di guarigione, nella sua buona elaborazione del lutto che ne consegue. Non elaborare una morte può portare a gravi problematiche che si riflettono non solo sulla singola persona, ma su tutta la famiglia di cui questa fa parte.  
Riflettiamo sulle seguenti parole scritte da un ragazzo che chiameremo Matteo e che perse una delle sue migliori amiche per suicidio: " mia piccola sorella amica, ho ancora il ricordo vivo di quello che fu, per me, il tuo ultimo sguardo, prima che compissi il gesto estremo; e dopo di te, ho impresse le grida e il silenzio di tua madre. Solo ora ti sogno bella e pura, cosi come tu sei sempre stata, venirmi a trovare ………ooh e come è forte sentirti nuovamente vicino e poterti accogliere dentro di me, nei miei ricordi, per me che non ho religione e speranze di un paradiso e che per lungo tempo ti ho perduto."
Le parole di Matteo fanno ben capire come un amica possa essere vissuta come una sorella e quindi che è importante il tipo di relazione che ci lega alla persona che perdiamo e non certo il grado di parentela. Matteo, inoltre, per lungo tempo ha letterarmente "perso" la persona e solo dopo un lungo processo di elaborazione del lutto , attraverso l' aiuto di una terapeuta, è riuscito a ritrovare la forza di accedere ai ricordi della sua amica. La persona defunta cosi interiorizzata e accessibile potrà essere presente nella vita di Matteo, senza peraltro paralizzarlo nella sua crescita. Inoltre le parole del ragazzo pongono in evidenza come i sistemi di credenze e valori e l' assenza o presenza di un credo religioso influiscano sull' elaborazione del lutto.
La morte fa paura e crescere e vivere dopo che abbiamo perso una persona cara ci fa sentire in colpa, non possiamo permetterci di provare felicità, di avere nuovi: compagni, mariti, figli, amici... perchè ci sembra di tradire chi abbiamo perso, è in questi casi che non riusciamo a "seppellire" il defunto e viviamo come se fosse ancora in vita negando la sua morte. Dobbiamo quindi avere la fermezza di ricordarci che morire è molto più che l' assenza fisica della vita, ma morire è negarci la felicità.

(Ode alla vita)
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare.
Muore lentamente chi passa Ì giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda
Dott.ssa Silvia Rotondi
via Panaro 11 Roma ( Corso Trieste - Piazza Istria  Roma)
338-2672692

28 aprile 2012

Psicologia Abruzzo


Quante volte guardandoci allo specchio ci accorgiamo di aver messo da parte noi stesse ?


Primo incontro:
Presentazione attraverso il gioco di ruoli: l’ intervistatore e l’intervistato.
L’incontro ha come obiettivo la presentazione delle partecipanti e della psicologa, in modo da sciogliere le tensioni e favorire un atteggiamento di apertura e dialogo. La modalità avverrà attraverso un gioco, in cui a turno le partecipanti si lasceranno intervistare e a loro volta  intervisteranno una delle compagne. Al termine dell’ incontro verrà creata una scultura, questa consiste in una rappresentazione fatta dai corpi delle partecipanti distribuiti nella stanza. La scultura permetterà l'emergere dei vissuti emotivi più profondi.

Secondo incontro: Lasciamo parlare il nostro corpo.
A turno le partecipanti dovranno sedersi centralmente al gruppo e lasciare che le altre partecipanti descrivano quello che osservano del corpo, vestiario, fisiognomica, espressione, ecc… della partecipante; al termine la partecipante verrà invitata ad una riflessione su quanto ha sentito appartenergli o meno delle descrizioni fornite delle sue compagne.

Terzo incontro: La mia famiglia.
In questo incontro le partecipanti dovranno descrivere su un foglio la loro famiglia di origine in maniera creativa, con una frase e/o disegno, avendo cura di non essere osservate dalle altre partecipanti; i fogli verranno poi contenuti in un cestino e estratti casualmente dalle partecipanti ognuna dovrà lasciarsi andare alle emozioni che il disegno le suscita e esprimerle al resto del gruppo; l’ autrice del disegno resterà nell’ anonimo e solo quando tutte si saranno espresse potrà comunicare al gruppo il perché della propria rappresentazione.

Quarto incontro: Maschile e Femminile.
Questo incontro è teso ad esplorare gli stereotipi sociali sull' essere donna o uomo;  la psicologa aiuterà a far emergere e stemperare gli stereotipi sociali basati sull’ insuccesso femminile in alcune attività.

Quinto incontro: Parlare di sesso è ancora un tabu?
Crediamo che parlare di sesso possa essere un tabu per molte donne, ma in particolare ci chiediamo cosa nel sesso rappresenta l’innominabile per una donna???? In questo incontro ogni donna dovrà pronunciare la sua "parola" innominabile riguardo il sesso e scriverla su un cartellone. In seguito ogni donna del gruppo si esprimerà sulle parole scritte, lasciandosi andare alle proprie emozioni. In finale la psicologa raccoglierà i punti critici emersi aiutando a riscrivere un racconto di gioia e piacere dove tutte le parole innominabili potranno essere pronunciate.

Sesto incontro: Mamma e papà facevano sesso ?
Spesso il nostro modo di vivere la sessualità diventa limitato a causa di comportamenti appresi, in questo incontro sarà importante per ogni donna appropriarsi del modello genitoriale appreso per poter riscriverne uno proprio.

Settimo incontro: L’ ospite sgradito.
In questo incontro verrà posizionata una sedia vuota al centro del gruppo, ogni donna si pronuncerà in merito a chi vorrebbe seduto su quella sedia, cosa gli direbbe, e perché… Questo gioco immaginativo serve a dare spazio e voce alle emozioni negative che spesso non esprimiamo e che agiscano negativamente sul nostro corpo e sulla mente. Esprimere i propri vissuti sgradevoli non è sbagliato, ma occorre trovare il coraggio e il modo per farlo senza sentirsi in colpa.

Ottavo incontro: Dal cibo alla scoperta del piacere ……
Questo delicato incontro è volto alla scoperta dei comportamenti alimentari delle donne; spesso si dice che la donna sia perennemente a dieta e questo fa pensare ad un continuo sforzo nel cercare di controllare le proprie voglie. In un primo momento si farà visualizzare ad ogni donna il proprio cibo preferito e si inviterà la donna a goderne in tutta la quantità che la soddisfa. Quando tutte si saranno espresse, si potrà chiedere come si sono sentite nel gioco immaginativo  e verranno invitate a trovare connessioni con il piacere sessuale.

Nono incontro: Specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame ?
La certezza è che la bellezza non esiste se non negli occhi di chi guarda. In questo gioco in cui verrà utilizzato uno specchio saranno invitate le donne a guardarsi e dire come si sentono, cosa vedono di loro stesse allo specchio; l’ attenzione è rivolta agli aspetti fisico, e come lo specchio della famosa favola irritava la matrigna dicendole: "no non se tu la più bella del reame", anche questo è uno specchio parlante ma fatto dalle voci di un gruppo di donne che ora si conosce e che può aiutare la donna a rispecchiarsi in molte più parti di se stessa che non sono solo quelle fisiche, ma anche di simpatia, ironia, capacità critica e quant’ altro l'essere umano è in grado di possedere.

Decimo incontro: Oggi sono io !!!
Ultimo incontro, è sempre un po’ dura separarsi, ma oggi sono io e porterò con me delle nuove acquisizioni, ogni partecipante costruirà una sua nuova carta di identità, in cui si potranno, oltre alla professione, sesso e nascita, scrivere cosa portarsi dietro del percorso fatto insieme; anche in questo incontro, come avvenuto per il primo, verrà creata una scultura che rappresenterà il gruppo di donne come si vede nel futuro.


La metodologia degli incontri si avvale della "scultura" questo termine  indica uno strumento multiforme che può essere considerato un gioco, un'arte, una metafora, una tecnica, un test. Fare una scultura consiste nel modellare i corpi dei personaggi in gioco, e invitarli  a coglierne i vissuti emotivi  sperimentati.

Il corso si tiene presso lo Studio Professionale in via della Centrale 16, 67052 Balsorano (AQ)
I costi per la persona sono di 10 euro ad incontro.
Il primo incontro conoscitivo è gratuito.

Dott.ssa Silvia Rotondi


4 marzo 2012

Vuoto interiore e dipendenza da sostanze


L' uso di droga spesso si accompagna ad un malessere esistenziale; il ragazzo o la ragazza che finisce per trovarsi coinvolto nell' uso di una sostanza come la cocaina, vive in una dimensione temporale paranormale; il tempo per queste persone sembra essersi fermato e dilatarsi in una dimensione infinita in cui sogni, desideri, e fantasie trovano spazio per diventare quasi reali. 



Spesso o quasi sempre questi sogni non corrispondono alla realtà vissuta che invece diventa sempre più deludente e che ferisce la persona rilegandola sempre di più in una dimensione di solitudine in cui le opportunità di contatto con le altre persone, familiari e amici perdono sempre di più la loro importanza e l' unico elemento interessante e indispensabile diventa la sostanza prediletta. Sostanza insostituibile per anestetizzare il grande dolore di una solitudine e vuoto interiori che però di fatto risultano incolmabili.


 Le persone coinvolte soffrono di una grande mancanza di affetto e contatto emotivo con i familiari più cari. Il loro vissuto è quello di un abbandono reale o vissuto da parte delle persone che più al mondo avrebbero dovuto proteggerli e accompagnarli nella loro 
crescita. 


Le separazioni e le perdite comuni alla vita di tutti noi, diventano per i dipendenti insopportabili, dolori lancinanti come parti smembrate e tagliate del proprio corpo. 


Talora il dipendente accompagna reali gesti autolesivi contro il proprio corpo alle perdite e lutti subiti. La persona che usa sostanze ha bisogno di sempre più denaro per pagare il prezzo della propria felice auto-distruzione, denaro che spesso si chiede alle proprie famiglie come mezzo simbolico di richiamo dell' attenzione su di se, sul proprio malessere, sul bisogno incolmabile di affetto. In altri casi le persone dipendenti da sostanze possono commettere furti, rapine fino a giungere a forme di detenzione carceraria. In quest' ultimo caso l' istituzione riesce a dare controllo e contenimento al ragazzo/a sostituendosi alla famiglia e alla società, ma purtroppo senza offrire una vera riabilitazione. Nei casi più gravi si giunge all' overdose, una forma di suicidio, unico modo per riempire il vuoto e alleviare le proprie pene.

Ho visto e conosciuto ragazzi perdersi e ritrovarsi, un aiuto in questi casi è necessario e spesso non è sufficiente il solo esperto psicologo o terapeuta ma si necessità di una comunità, spazio e luogo in cui crescere in armonia con l' ambiente e i propri compagni.

3 marzo 2012

Dott.ssa Silvia Rotondi: Ansia ansia ansia ....

Dott.ssa Silvia Rotondi: Ansia ansia ansia ....: Tutti noi proviamo ansia, generalmente costituisce un campanello di allarme in vista di un pericolo. L' ansia ci mette in tensione e pronti ...

25 gennaio 2012

Ansia ansia ansia ....

Tutti noi proviamo ansia, generalmente costituisce un campanello di allarme in vista di un pericolo. L' ansia ci mette in tensione e pronti ad agire. Le emozioni sono alleate dell'individuo perchè ci permettono di capire cosa ci sta accadendo e prendere delle decisioni utili.

Ma cosa succede se una persona si trova perennemente in uno stato di ansia ? oppure, cosa succede se una persona non è più in grado di affrontare determinate situazioni con successo a causa della forte ansia?
L' ansia che genera ansia e non se ne riesce più ad uscire; più si cerca di averne un controllo su se stessi e più la nostra mente entra in confusione e talora ci paralizziamo, incapaci di poter intraprendere una qualsiasi attività fisica o mentale.
Tante sono le energie spese nel tentativo di controllare la/e situazione/i che ci generano ansia e cosi finiamo per sentirci stanchi e privi di forze, depressi.

L’ansia non è solo un limite o un disturbo, ma riconosciuta e analizzata può diventare uno strumento di analisi di se stessi ed essere UTILIZZATA come una RISORSA.

13 gennaio 2012

Oh che mal di testa ...


A quanti di noi sara' capitato di pronunciare la su detta frase? Quanti dopo giornate faticose e stressanti si sono ritrovati con una bel mal di testa?
Alcune persone si ritrovano a soffrirne costantemente e questi continui dolori spesso impediscono il naturale svolgersi delle azioni quotidiane. Quando non e' stato riscontrato una causa fisica di entità grave, e' possibile collegare il mal di testa a piccole complicazioni fisiologiche e scorrette posizioni che portano ad un irrigidimento della muscolatura del collo e cranica. Ma a cosa sono dovute queste posizioni scorrette e irrigidimenti muscolari? In genere a tensione, stress, ansia. Cercare una comprensione delle motivazioni che ci portano a vivere con tensione specifiche situazioni, imparare a riconoscere le emozioni che stiamo provando, dando loro un nome, puo' darci numerosi benefici. Inoltre, ognuno di noi puo' imparare piccole tecniche di rilassamento che gioveranno in maniera istantanea alle prime manifestazioni di dolore della cefalea emicranica. Spesso di fatti chi ne soffre non si accorge della tensione che sta provando o della scorretta posizione assunta per diverse ore se non ai primi segni di dolore. Riconoscere quindi le prime manifestazioni del dolore imparando ad appropriarsi in maniera maggiore delle emozioni che si stanno vivendo in situazioni specifiche non puo' che migliorare la qualita' della vita delle persone soggette a questo disturbo.

5 gennaio 2012

L'amore, quando diventa un ossessione

Quanti si sono chiesti quale sia il vero amore ? se quello che provano per la persona con la quale si trovano legati sia il giusto sentimento per la costruzione di un rapporto duraturo ? quanti si trovano in conflitto tra più sentimenti che passano dall'amore all' odio oppure nella faticosa decisione se lasciarsi o meno. Nella mia vita e nel mio lavoro ho incontrato tantissime situazioni e posso dire che sempre di amore si tratta, ed ognuno ha il diritto di scegliere per se stesso l'amore che ritiene amore. I problemi nascono quando una persona inizia a non trovare più soddisfacente quello che fino a quel momento ha ritenuto idoneo alla propria vita; è in questa delicata situazione che molti si recano da uno psicologo cercando a volte una risposta, a volte un sostegno in un processo di cambiamento. Oggi la situazione amorosa e di coppia è sempre più intricata esistono le coppie di fatto, i coniugi, le coppie omosessuali, in una società in cui permangono tradizioni e innovamenti; una situazione complessa in cui spesso si perdono i limiti e confini alla propria azione; si cerca di definire quello che è giusto e quello che è sbagliato non trovando mai una serenità interiore. A volte l'amore diventa ossessione, impossibilità di vivere senza l'altro, e si attuano controlli infiniti passando da facebook, agli sms sul cellulare, ai luoghi di ritrovo; si vivono relazioni senza dialogo spesso basate su presunti messaggi che l'altro ci lancia, crediamo in uno slancio eterno dell'amore nonostante l'altro sia lontano o ci ferisca, talora scoprendo amaramente che l'altro ha intrattenuto relazioni con altre persone e nonostante questo ci ferisca non è sufficiente a porre un limite al nostro amore e giustifichiamo tutti i comportamenti dell'altro. Quanto detto può succedere sia agli uomini che alle donne, siamo capaci di annularci, deprimendoci e soffrendo in solitudine. Chi sta provando questi sentimenti deve sapere che ci sono altre strade per amare e per iniziare ad amare se stessi, e spesso è utile un aiuto psicologico per uscire dal circolo autodistruttivo che ci si è creati.