13 dicembre 2017

Il natale tra mancanze e affetti divisi



Uno dei peridi dell’anno più sofferenti è proprio il natale momento in cui le feste comandate obbligano le persone a fermarsi dalla routine quotidiana e affrontare le relazioni familiari fallimentari.
Solitamente chi soffre le feste natalizie vive una mancanza di una persona cara o di una situazione familiare cambiata a seguito di una separazione o divorzio o ancora non ha mai vissuto delle feste felici sempre contornate da astio familiare se non da vere e proprie discussioni esplosive.
Eppure le pubblicità, gli addobbi, la scuola, i film ci propongono l’immagine di un Natale colorato, allegro giocoso, vestito a festa in cui attorno ad una tavola la famiglia si riunisce.
Quanto invidiamo quelle famiglie felici? quanto desideriamo che quest’anno si diverso?
Purtroppo non possiamo cambiare i nostri familiari i trascorsi e i vissuti degli altri possiamo solo cambiare noi stessi il nostro modo di vivere le festività e gli eventi della vita come pure le relazioni con i familiari; la nostra lente nera può essere meno sporca di emozioni conflittuali e negative per lasciarci vivere più serenamente il Natale. 

Mia figlia è anoressica


Quando un genitore scopre il disturbo alimentare della propria figlia solitamente è già in uno stadio avanzato e ci troviamo difronte ad una ragazza o ragazzo che ha perso molto del proprio peso corporeo.

La prima reazione della famiglia è quella di controllare il proprio figlio forzandolo a mangiare, difatti il deperimento che a loro sembra così evidente non può che farlo ragionare e riflettere nel riprendere una corretta alimentazione ma questo purtroppo non avviene mai.

Questo perché il controllo delle quantità di cibo ingerite è per la ragazza necessario a mantenere il proprio equilibrio psichico a questo si aggiunge il fatto che guardandosi allo specchio la propria immagine corporea risulta completamente distorta; difatti nessun anoressica si vedrà mai magra, anzi la percezione di se stesse è profondamente inficiata.

Molte sono le emozioni che si nascondono dietro questo disturbo così eclatante e preoccupante.
L’anoressia rappresenta un cammino lento verso la morte una sorta di suicidio annunciato.
Oltre a mantenere un proprio equilibrio emotivo il comportamento della ragazza assume un significato entro il proprio contesto familiare il sintomo comunica un malessere che spesso è necessario ed opportuno affrontare nel sistema famiglia.

Non c’è sintomo che non parli di emozioni inespresse e che non tenti a suo modo di connettere persone e nello stesso tempo di attirare attenzione su se stessi.

La terapia familiare aiuta queste ragazze a trovare le risorse per il cambiamento all'interno del contesto familiare di cui fanno parte, un terapeuta sufficientemente esperto aiuterà la famiglia a svelarsi condividendo vissuti ed emozioni trovando una lettura significativa del sintomo della ragazza all’interno del contesto familiare. Le difficoltà sono molte perché per lasciar andare una posizione così drammatica bisogna aver trovato un proprio posto nella famiglia e un modo di essere e funzionare diverso che garantisca un nuovo equilibrio psichico.


Uno dei passaggi più importanti è quello di essere visti e riconosciuti nei propri aspetti più profondi dalle persone care insomma non pochi passaggi sono necessari affinché una ragazza anoressica cambi il suo comportamento. 



Per informazioni consulenze e terapie scrivere a rotondisilvia@yahoo.it oppure telefonare al 338.2672692 

13 settembre 2017

Maledetto amore: qualche riflessione

Da anni mi occupo di dipendenza affettiva, male d'amore, coppie in crisi e continuamente non perdo mai la passione e l'interesse per questo campo. 

Sarà che l'amore è la patologia più grande che possa esistere; ovviamente sono ironica nell'usare il termine patologia ma è cosi !!  Tutto parte da li è il motore di ogni malessere. 

Pensiamo all'amore primordiale quello che ci viene subito in mente:
L'amore materno: un piccolo fagotto allattato amorevolmente dalla sua mamma: non trovate che sia il principio e l'inizio di tutto ?

Si io si ! ed ora che sono diventata madre lo penso ancora di più; quell'esserino che è mia figlia ma con cui qualsiasi persona può identificarsi ha bisogno di me ...e molto dipenderà dal mio accudimento. 

Se lo accudisco in modo ansioso probabilmente gli trasmetterò che non può fidarsi di me, quindi sperimenterà una buona dose di ansia lui stesso; se lo accudisco in modo sicuro ( che attenzione non vuol dire fare le cose bene) questo sara calmo e sereno. 

La cosa che più mi affascina del lavoro con le persone che vengono in terapia per un malessere d'amore è proprio il viaggio nel profondo delle relazioni primarie (madre - padre) che insieme ci appresteremo a fare, ovviamente sento su di me una buona dose di responsabilità in quanto posso dire che un terapeuta in un certo senso diventa  la madre simbolica e inconscia dei propri pazienti. 

La cosa che più è importante in questo lavoro delicato è gestire le separazioni, le assenze le piccole incomprensioni che causano rottura nel rapporto terapeutico e che rappresentano la porta d'accesso nel mondo intimo e spesso doloroso del paziente. 


Amore è nutrimento, nutrire e nutrirsi allo spesso tempo e la relazione terapeutica per chi soffre di queste pene non può che basarsi su un processo lento e riparativo di quando questo non è avvenuto.

Difatti chi non riesce ad avere una buona relazione di coppia spesso non è stato amato nel modo che avrebbe voluto non solo dal compagno/a ma anche dai propri genitori; questa ferita d'amore esercita sempre una sorta di attrazione per persone che spesso non fanno altro che ferire nuovamente il malcapitato e spesso l'unica vera strada per risolvere a monte il malessere è intraprendere un percorso terapeutico. 

12 marzo 2017

Rabbia e aggressività: l'adolescente ribelle

 Rabbia e aggressività: l'adolescente ribelle: Spesso a rivolgersi allo psicologo sono famiglie che chiedono un auto per il proprio figlio/a adolescente che non riescono più a gestire.  ...

7 marzo 2017

Rabbia e aggressività: l'adolescente ribelle

Spesso a rivolgersi allo psicologo sono famiglie che chiedono un auto per il proprio figlio/a adolescente che non riescono più a gestire. 

Solitamente i comportamenti aggressivi dell'adolescente si accompagnano all'utilizzo smodato del cellulare,  uso di sostanze, fino a delle vere e proprie dipendenze. L' incapacità dei genitori nel contenere il figlio attraverso regole e orari di entrata uscita da casa, e lo scarso rendimento scolastico accompagnato al ritiro dalla scuola o ad una bassa frequentazione fanno poi da cornice agli scatti di rabbia e aggressività di questo.

I genitori che si trovano a che fare con un figlio adolescente di questo tipo si sentono frustrati, impotenti, e soffrono per essere trattati male e bruscamente dai figli fino a delle vere e proprie aggressioni

L'aggressione, la rabbia diventa un mezzo attraverso cui l'adolescente esprime se stesso e il proprio dolore. 

In questi casi il genitore vorrebbe delegare lo psicologo ad occuparsi del figlio e vorrebbe che questi glielo restituisse "guarito" ma questo approccio si rivela talora fallimentare perchè anche se possono essere condotti dei colloqui individuali con l' adolescente diventa in questi casi fondamentale una strutturazione dell'intervento che coinvolge la famiglia o con una vera e propria terapia familiare (incontri quindicinali) o con incontri settimanali del ragazzo che si coniugano ad inviti familiari; questo permetterà di ritrovare quelle che sono le risorse dei genitori e che il figlio indubbiamente sta cercando. 

Decontestualizzare l'adolescente dai suoi sistemi di appartenenza può esporlo a dei rischi; anche quando famiglia, scuola, gruppo dei pari sono carenti di risorse o almeno così ci sembrano sarà importante trovare dei punti forza per il ragazzo che si trova ancora in una fase delicata del suo processo maturativo e che lo porterà a diventare adulto. 

Un bravo psicologo saprà catturare la rabbia dell' adolescente non per scontrarsi muro contro muro ma per canalizzarla e trasformarla in energia positiva e vitale che permetterà l'incontro tra lui e l'adolescente ma sopratutto tra questi e la sua famiglia. 

Un sottosistema spesso poco considerato è il gruppo dei fratelli/sorelle anche in questo caso sarà importante che il clinico compia una valutazione del funzionamento di queste relazioni operando per migliorarne il grado di  sostegno emotivo e condivisione che scorre tra i fratelli e sorelle. 




                                                                                                                     Dott.ssa Silvia Rotondi